Vocabolario e meccanica

Tavola propriocettiva: che cosa allena, e in che cosa differisce dalla pedana

Una tavola propriocettiva è un piano instabile su cui si sta in piedi per costringere caviglia, ginocchio e anca a correggere in continuazione. La nostra è rettangolare, su due binari curvi: bascula da un bordo all’altro e non ruota. La pedana tonda su calotta si inclina in ogni direzione e allena un’altra cosa.

Tavola, tavoletta, pedana: tre nomi e due meccaniche

In italiano lo stesso attrezzo si trova sotto almeno quattro etichette — tavola propriocettiva, tavoletta propriocettiva, tavola di equilibrio, balance board — e nessuna di queste è normata. Non esiste una norma tecnica che assegni un nome a una forma, e gli stessi produttori usano le stesse parole per costruzioni che si muovono in modo diverso. Il nome commerciale, quindi, non dice come si comporta l’attrezzo sotto il piede. Lo dice la fotografia del lato inferiore.

Le meccaniche in circolazione sono essenzialmente due, più una terza che viene confusa con entrambe. La prima è un piano rettangolare appoggiato su due binari curvi disposti per il lungo: bascula da un bordo all’altro e torna, e non ruota su sé stesso. Ha un solo percorso, e quel percorso è prevedibile. È la costruzione che vendiamo.

La seconda è un piano tondo o quadrato appoggiato su una calotta semisferica o su un perno centrale. Non ha una direzione preferita: si inclina avanti, indietro, di lato e in qualunque direzione intermedia, e in più ruota attorno al proprio asse verticale. Il bordo può toccare terra in qualsiasi punto. È quella che in italiano si chiama più spesso pedana propriocettiva, ed è l’attrezzo classico degli ambulatori di fisioterapia.

La terza è la tavola su rullo: un piano semplicemente appoggiato su un cilindro che può scappare via quando si perde l’equilibrio. Non è un attrezzo per chi comincia e appartiene a un’altra categoria — allena gli sport con la tavola, non l’equilibrio nel senso riabilitativo del termine.

Che cos’è la propriocezione

La propriocezione è il senso della posizione e del movimento del proprio corpo nello spazio, ricavato senza guardarsi. I recettori che l’alimentano stanno nei fusi neuromuscolari, negli organi tendinei del Golgi e nelle capsule articolari: registrano la lunghezza del muscolo, la tensione del tendine e l’angolo dell’articolazione. Il sistema nervoso centrale mette insieme questi segnali con la vista e con l’apparato vestibolare dell’orecchio interno, e da questa somma ricava dove si trova il piede senza bisogno di abbassare lo sguardo.

Su un pavimento fermo il compito è banale e il sistema lavora al minimo: la caviglia corregge poco perché c’è poco da correggere. Su una superficie che si muove sotto al piede l’errore diventa continuo, e la correzione pure. La caviglia passa quasi tutto il tempo in aggiustamenti di piccola ampiezza, il ginocchio e l’anca partecipano, e il ciclo percezione-correzione si ripete molte volte al minuto. È questo ciclo che una superficie instabile mette sotto carico — non un muscolo in particolare.

Da qui viene l’espressione «allenamento propriocettivo», che nella letteratura scientifica compare più spesso sotto il nome di allenamento dell’equilibrio. Le due etichette coprono lo stesso tipo di esercizio, ed è la seconda a essere stata misurata negli studi citati più sotto.

Un asse o tutte le direzioni: la differenza è la prevedibilità

La prevedibilità è l’unica differenza che conta davvero fra le due costruzioni. Su un solo asse la caviglia sa in che direzione andrà la correzione: il carico corre lungo una linea nota e il movimento si può dosare. Su una calotta non lo sa, e proprio questo è lo stimolo di quella forma — reagire a una perturbazione di cui non si conosce in anticipo la direzione.

Ne discende l’ordine abituale dei programmi riabilitativi: prima un asse, poi più assi. Non perché una forma sia migliore dell’altra, ma perché una è controllabile e l’altra presuppone controllo. Chi vuole stare in piedi alla scrivania mentre lavora resta sulla forma a un asse in modo permanente, perché è l’unica che non chiede attenzione continua. Chi allena la reazione arriva prima o poi alla calotta.

FormaCome si muoveA che cosa serve
Tavola rettangolare su due binari (la nostra)Un solo asse, da un bordo all’altroScrivania in piedi, prima fase, apprendimento
Pedana tonda su calottaTutte le direzioni, con rotazioneLavoro di reazione, fase avanzata
Tavola su rullo liberoUn asse, su un cilindro che può scappareSport da tavola, per chi ha già equilibrio
Cuscino o disco gonfiabileCede in ogni direzione, senza bordo che tocchi terraCarico ridotto, seduta attiva

Che cosa hanno misurato gli studi

La revisione Cochrane di Sherrington e colleghi raccoglie 108 studi e 23.407 persone. Il criterio misurato non è la propriocezione in quanto tale, ma il numero di cadute: è il criterio su cui esistono dati solidi.

−24 %

Cadute, allenamento dell’equilibrio e funzionale rispetto al gruppo di controllo (rate ratio 0,76; IC 95 % 0,70–0,81; 39 studi, 7.920 partecipanti; certezza elevata)

— Sherrington et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, 2019

Nessun effetto dimostrato

Solo esercizio di forza, sullo stesso criterio e nella stessa revisione (rate ratio 1,14; IC 95 % 0,67–1,97) — è la componente di equilibrio a portare il risultato

— Sherrington et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, 2019

27,0 s

Appoggio medio su una gamba sola a 60–69 anni; 17,2 s a 70–79 e 8,5 s a 80–89 (22 studi, 3.484 partecipanti)

— Bohannon RW, Topics in Geriatric Rehabilitation 22(1):70–77, 2006

Quello che questa revisione non fa è mettere le costruzioni una contro l’altra. Confronta tipi di allenamento, non attrezzi. Non esiste evidenza solida che una calotta sia migliore o peggiore di due binari curvi: la domanda non è stata studiata in quella forma. Quello che è sostenuto dai dati è che la componente di equilibrio porta l’effetto, e che il solo esercizio di forza, nella stessa revisione e sullo stesso criterio, non ne ha mostrato uno.

La misura che decide prima della forma

Prima ancora della meccanica, quello che rende un attrezzo utilizzabile è la superficie di appoggio. Una pedana tonda si descrive con il diametro, e siccome la sua superficie è un cerchio le mancano gli angoli che un piede lungo userebbe; una tavola rettangolare è più lunga che larga, e quello che conta è il lato corto. Sulla nostra tavola il lato corto misura 33 centimetri.

Il conto si fa sul proprio piede. Un piede di numero 46 è lungo circa 30 centimetri: resta quindi circa un centimetro e mezzo di legno per parte. Per stare su due piedi basta senza problemi; per gli esercizi su una gamba sola, in cui il piede si mette di traverso rispetto al piano, diventa stretto. Delle quattordici recensioni scritte che abbiamo letto altrove, due delle tre più lunghe dicono esattamente questo, e parlano di un numero 46. Le misure danno loro ragione, ed è per questo che stanno su ogni nostra pagina e non soltanto sul cartone.

La tavola che vendiamo, in numeri

Piano in compensato di betulla, 43,5 per 33 centimetri, alto 7,5 centimetri quando è in appoggio piano. Angoli arrotondati, strati visibili su tutti e quattro i bordi di taglio — il modo più semplice per distinguere il compensato pieno da un’impiallacciatura stesa su un altro supporto. Sopra, uno strato di grana antiscivolo incollato, con tutto attorno una cornice di legno nudo. La grana è grossa: è pensata per le scarpe, e il produttore la fotografa in uso così.

Sotto, due binari curvi in compensato per tutta la lunghezza, uniti da un longherone centrale dritto, e quattro piedini di gomma sotto gli angoli, perché la tavola non scivoli sul pavimento duro quando un bordo tocca terra. Un solo asse: bascula da un bordo all’altro e non ruota. Portata dichiarata 158 chilogrammi, cioè 350 lb.

Piano43,5 × 33 cm
Altezza in appoggio piano7,5 cm
MaterialeCompensato di betulla, piano e binari
SuperficieGrana antiscivolo incollata, cornice di legno nudo
Lato inferioreDue binari curvi, longherone centrale, quattro piedini di gomma
AssiUno
Portata158 kg (350 lb)
UsoCon le scarpe

Le misure e la portata vengono dal disegno quotato pubblicato insieme al prodotto. Il manuale in PDF allegato indica misure diverse, una portata diversa e un materiale diverso: descrive un altro articolo, e i suoi numeri non compaiono su questa pagina.

Per un corpo adulto, e senza certificazione

La tavola non porta il marchio EN 71, non è accompagnata da un Children’s Product Certificate e il produttore non dichiara alcuna fascia d’età. È costruita per un corpo adulto, e una tavola per bambini è un oggetto diverso, non un oggetto più piccolo.

Non è nemmeno un dispositivo medico certificato. L’allenamento dell’equilibrio ha alle spalle prove solide sul piano delle cadute, e il lavoro sulla caviglia è un impiego corrente di una tavola a un asse; ma una lesione in corso — una distorsione recente, un legamento, un post-operatorio — è una domanda per un fisioterapista che possa esaminare l’articolazione, non per la scheda di un negozio.

Peso del prodotto, numero di strati del compensato, classe di colla e certificazioni del materiale non sono pubblicati dal produttore. Non compaiono qui perché non esistono in una fonte leggibile.

Dove continuare

La forma tonda su calotta ha una pagina sua, con quello che allena e in che fase entra in un programma: pedana propriocettiva. Le misure complete, le fotografie e le condizioni di spedizione stanno sulla pagina del prodotto. Gli esercizi concreti per la caviglia sono raccolti in esercizi propriocettivi per la caviglia.

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Domande frequenti sulla tavola propriocettiva

Che differenza c’è tra tavola propriocettiva e pedana propriocettiva?

La differenza è meccanica: il numero di assi. Un piano tondo appoggiato su una calotta semisferica si inclina in ogni direzione e ruota anche su sé stesso; un piano rettangolare appoggiato su due binari curvi bascula da un bordo all’altro e torna, senza ruotare. Come parole, in italiano nessuna delle due è normata, e gli stessi produttori le usano per entrambe le costruzioni. La fotografia del lato inferiore dice più del nome commerciale. La forma tonda ha una pagina sua: pedana propriocettiva.

Tavola o tavoletta propriocettiva: cambia qualcosa?

No. Sono due nomi per lo stesso oggetto, usati con la stessa frequenza nel vocabolario italiano della riabilitazione. Nessuno dei due indica una forma, una misura o una portata: indicano soltanto che il piano di appoggio è instabile. Per sapere come si muove un attrezzo bisogna guardare che cosa ha sotto.

Quanto è grande il piano, e va bene per un piede di numero 46?

43,5 per 33 centimetri, alto 7,5 centimetri in appoggio piano. Un piede di numero 46 è lungo circa 30 centimetri, quindi resta circa un centimetro e mezzo di legno per parte. Per stare su due piedi basta; per gli esercizi su una gamba sola, con il piede di traverso rispetto al piano, diventa stretto. Delle quattordici recensioni scritte che abbiamo letto altrove, due delle tre più lunghe dicono esattamente questo, e parlano di un numero 46. I 33 centimetri si possono confrontare con il proprio piede.

Si può usare a piedi nudi?

La superficie è uno strato di grana antiscivolo incollato, la stessa idea del grip tape di uno skateboard. La grana è grossa: è pensata per le scarpe, e il produttore la fotografa in uso così.

Quanto peso regge?

158 chilogrammi, cioè 350 lb. Questo numero viene dal disegno quotato pubblicato insieme al prodotto, la stessa fonte da cui vengono le misure del piano.

Va bene dopo una distorsione della caviglia?

Dipende dalla fase, e la fase è una decisione clinica. I programmi per la caviglia cominciano di solito su un solo asse, dove il percorso della tavola è prevedibile e l’articolazione viene caricata lungo una linea nota, e passano al lavoro multiassiale più tardi. Questa tavola non è un dispositivo medico certificato, e una lesione in corso è una domanda per un fisioterapista che possa esaminare l’articolazione.

È adatta ai bambini?

È costruita per un corpo adulto: non porta il marchio EN 71, non è accompagnata da un Children’s Product Certificate e il produttore non dichiara alcuna fascia d’età. Una tavola per bambini è un oggetto diverso, non un oggetto più piccolo.

In quali paesi spedite, e in quanto tempo?

I paesi serviti sono Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda, Francia e Italia. La consegna richiede da 6 a 10 giorni lavorativi. I dettagli sono nella nostra pagina di spedizione.

E se la misura non fosse quella giusta per me?

Trenta giorni, rimborso. È per questo che le misure del piano stanno su questa pagina e non soltanto sulla bolla di consegna.

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